Minori Migranti soli e neo-maggiorenni a Palermo durante l’emergenza COVID-19. Una riflessione dal progetto SAAMA

Mag 20, 2020 | News

Quando a inizio marzo l’Italia ha annunciato il lock-down dovuto all’emergenza sanitaria, tanti ragazzi minori e neo-maggiorenni soli ci hanno chiamato. S. era incredulo. Mi ha detto che per lui andava bene tutto, la risposta negativa della Commissione, il ricorso infinito, l’assenza di documenti, l’impossibilità di trovare un lavoro. Lui accettava tutto. Ma non avrebbe mai pensato che in Italia si sarebbe dovuto spaventare per una malattia: “queste cose succedono nel mio paese, non qui”.

Sono tanti i giovani, minori e non, stranieri soli, che hanno dovuto affrontare l’emergenza coronavirus partendo già da situazioni molto fragili. E soprattutto senza potere vivere in ambienti sicuri, protetti, sanificati. Parole che abbiamo ascoltato tanto negli ultimi mesi, ma che per la maggior parte di loro non hanno avuto nessuna valenza.

Questure chiuse, Commissioni Territoriali interrotte, tirocini annullati. Centri di accoglienza e comunità per minori costrette a chiudere dentro gli ospiti, obbligate da Prefettura e Procura con ordinanze e protocolli restrittivi, ad imporre il lock-down ai minori stranieri non accompagnati e ai neo-maggiorenni. Nessuna via d’uscita. Rimanere nei centri, anche se ammassati, è stata la soluzione imposta dalle autorità garanti di questi ragazzi e ragazze che non hanno mai neanche autorizzato dei controlli per verificare lo stato dei centri di accoglienza, nemmeno quelli per minori, e se le misure di sicurezza venissero rispettate.

E’ calato il silenzio su questa parte di gioventù che non rientra tra i giovani con la necessità di fare sport, di muoversi, di essere ragazzi. A loro è toccato stare dentro, per non farsi vedere, per non farsi sanzionare. Avvocati ed operatori sociali hanno dovuto utilizzare i loro rapporti di fiducia per chiedere a questi giovani di rimanere nelle loro stanzette, a volte senza la possibilità di avere neanche un minuto d’intimità. Per una settimana? Un mese? Due mesi? Due mesi e mezzo.

Il “si salvi chi può”, nel caso di questi ragazzi e ragazze in tutela o ex tutelati, si è avverato nella spesso verificata assenza di adeguate misure di sicurezza e controllo igienico-sanitario. Nella perdita dei pochi soldi guadagnati in nero o con i tirocini attivati prima dell’emergenza COVID. Nella mancanza di strumenti adeguati per potere continuare le attività didattiche a distanza e nell’assenza di punti di riferimento esterni a cui appellarsi per poter far fronte ad una crisi che li ha resi ulteriormente invisibili. In tanti, già autonomi, hanno perso l’indipendenza tanto agognata e sono dovuti ricorrere a richieste di beni di prima necessità (come in tanti e tante a Palermo) e ad affrontare una grave crisi economica che potrebbe condannarli alla vita in strada. Infatti, chi tra i maggiorenni era già riuscito ad avere un’indipendenza economica e aveva trovato casa, adesso si trova a lottare per trovare i soldi con cui pagare l’affitto e le bollette. La questione abitativa, insieme alla necessità di fornire mezzi adeguati a tutti i ragazzi e le ragazze per poter continuare la loro educazione, la riattivazione di tirocini di qualità che possano permettere loro l’inserimento lavorativo tanto desiderato, ma anche una qualità della vita adeguata e il supporto psicologico necessario a superate i traumi di questi mesi che si aggiungono a quelli già vissuti, sono le problematiche che sono emerse con forza da un primo confronto con i ragazzi e le ragazze stranieri soli che vivono a Palermo.

In tanti ci hanno detto che finita l’emergenza sanitaria, quando riapriranno le frontiere, vogliono andare via. Ma noi, passato il primo momento di spaesamento, ci siamo tutti chiesti come procedere. Come continuare a tutelare queste persone in maniera adeguata nonostante il distanziamento sociale. Così, le organizzazioni partner del progetto SAAMA si sono reinventate e hanno continuato a promuovere percorsi di cittadinanza attiva per l’inserimento socio-culturale dei ragazzi e delle ragazze coinvolti. Attraverso i laboratori video e di storytelling on line, iniziati già a gennaio in maniera presenziale, si è dato spazio al confronto e al dialogo tra giovani di diverse culture e provenienze, italiani e stranieri, che nonostante le fragilità riscontrate, hanno mostrato una grande voglia di continuare a studiare e fare parte di una comunità.

Perché la necessità di continuare a sentirsi parte di questa comunità non va trascurata soprattutto per non ricadere in relazioni assistenziali, che li vedrebbero ulteriormente fragili. I percorsi di autonomia di queste persone, alcuni dei quali sono stati interrotti bruscamente dal coronavirus, rimangono al centro del progetto SAAMA.

All’interno del progetto non abbiamo smesso di sperare che il “domani” possa essere per tutti questi ragazzi e ragazze, un domani migliore. Per questo non abbiamo mai smesso di esserci e di ascoltare.

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SAAMA è finanziato dal bando nazionale Never Alone 2018, “Verso l’autonomia di vita dei minori e giovani stranieri che arrivano in Italia soli”, promosso da Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione con il Sud, Enel Cuore, Fondazione CRT, Fondazione CRC, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Peppino Vismara e J.P. Morgan, nell’ambito di Epim – European Program for Integration and Migration, e Ner Alone – Building our Future  with children and youth arriving in Europe. 

SAAMA si pone in continuità con il Progetto Ragazzi Harraga – Processi di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati nella città di Palermo, finanziato dal primo bando nazionale Never Alone 2016, e mette a frutto, implementandoli e diffondendoli su altri territori, i risultati raggiunti nella città di Palermo grazie a quella esperienza.