Lamin e Francesco: una splendida normalità

Apr 9, 2020 | News

Francesco e Lamin sono due dei protagonisti dei tirocini attivati all’interno del progetto SAAMA. Francesco Carnevale è il gestore di Balata e con il suo ristorante fa parte della rete delle Imprese Accoglienti. Lamin Dibba è un giovane gambiano che grazie alla sua curiosità ed intraprendenza è riuscito ad intercettare il progetto SAAMA e la call per i tirocini e ha svolto un periodo di formazione all’interno dello staff di Balata. In questo momento di difficile crisi economica e sociale, dovuto al COVID-19, ci sembra importante ricordare che fare gioco di squadra e sostenersi, fare rete insomma, è fondamentale ed importante per continuare a lottare per una società che non discrimina.

Speriamo dunque che la resilienza e il pensiero positivo sia di Francesco che di Lamin possano essere d’ispirazione per il futuro che viene.

Francesco Carnevale, Imprenditore e Gestore di Balata Palermo.

Cos’è Balata?

Balata nasce con l’obiettivo di intercettare i flussi turistici palermitani e offrire dei servizi nel settore della ristorazione. Balata è aperto 7 giorni su 7 e si occupa sia di colazioni, pranzi, aperitivi, dopo cena e facciamo anche una programmazione musicale. Lavoriamo molto con le strutture alberghiere e gruppi turistici. Ci rivolgiamo sia al locale che all’internazionale. Questo ovviamente prima della chiusura a causa del COVID-19. Ma la vocazione del locale rimane quella.

Perché hai deciso di iniziare un’esperienza di tirocinio con SEND?

Balata è un posto dove io sia per cultura personale ma anche per il piacere di avere uno staff multiculturale ho richiesto a SEND di iniziare una collaborazione con ragazzi che potessero svolgere dei tirocini da noi. E’ stata un’esperienza nettamente positiva. Perché abbiamo un’idea di integrazione, apertura, offrire uno spazio gradevole per offrire specialità siciliane ma anche fare cultura…questo è il nostro obiettivo.

Difficoltà e punti di forza di un tirocinio SAAMA?

Diciamo che lo staff di Balata è molto variegato. Nel senso che noi abbiamo personale locale ma anche personale strutturato proveniente da altri paesi, quindi siamo molto abituati alla convivenza e alla interculturalità. Io ci tengo moltissimo a questo aspetto e faccio in modo sempre di intercettare eventuali tensioni e di creare un gruppo di lavoro coeso. Nello staff ci sono ragazzi del Bangladesh, senegalesi, siciliani, quindi uno staff già molto disponibile da questo punto di vista. Sin dall’inizio abbiamo voluto costruire all’interno di Balata una cultura dell’accoglienza.

Con Lamin e Oumar è andata veramente bene. Sono molto educati e molti seri. Hanno entrambi mostrato una bellissima empatia sia con i clienti che con i lavoratori dello staff. Inoltre si sono mostrati veramente desiderosi di imparare. Li abbiamo inseriti dapprima nelle funzioni più semplici di sala e poi pian piano, sempre di più, hanno affiancato i tutor in task più complesse. Quindi hanno vissuto tutti gli step della filiera che porta il servizio in tavola. Tra l’altro io ero talmente contento del loro modo di lavorare che avevo chiesto ad entrambi di rimanere. Oumar ha però deciso di continuare a studiare e quindi ha rifiutato. Per Lamin invece abbiamo dovuto fermare tutto dovuto al COVID-19.

Essere “impresa accogliente” funziona?

Io ci credo veramente a questa cosa dell’accoglienza. E sono convinto, e lo dico sempre al mio staff, che la vera serenità sul lavoro sia il punto di forza di qualsiasi attività. Io dico sempre: ragazzi voi siete Balata. La gente conosce la vostra faccia, i vostri sorrisi. Se si sta male non si può nascondere. Quindi ci prendiamo cura di noi altrimenti non possiamo prenderci cura dei clienti, perché la gente lo percepisce altrimenti se si sta male. Le persone in un ristorante vogliono stare in un ambiente bello, sereno, dove c’è il sorriso, la professionalità ma soprattutto il buon umore…io ci lavoro tanto su questa cosa. E non è semplice perché un ragazzo pagato in nero e sfruttato non potrà mai essere sereno e sorridente. Quindi è veramente faticosissimo riuscire a mantenere uno staff in regola, pagare gli stipendi, dargli la sicurezza di cui hanno bisogno. Però nel medio lungo termine vieni ripagato. Per me è veramente una strategia di marketing. Ci credo e non è una scelta solo personale ma appunto di mercato.

Che mi dici del rapporto tra lo staff strutturato e Lamin e Oumar?

Con loro ripeto, è andata veramente benissimo. Sono due ragazzi incredibili, sempre sorridenti e disponibili. Però non ti nascondo che non sempre è così. E nonostante si cerchi di mediare, perché siamo tutti diversi. Ma alcuni vivono quest’esperienza come una cosa da fare. Senza il piacere di imparare. Quando si fa un tirocinio bisogna far capire che ovviamente un’azienda ne beneficia, perché costa poco, ma ci si dedica alla formazione e all’inserimento di una risorsa professionale. Questa formazione ha un costo in tempo e dedicazione. A me non basta che costi poco per essere un’opportunità. Sei un’opportunità solo se entri nel meccanismo della dedicazione e di essere parte di un gruppo di lavoro. Essere parte di un gruppo di lavoro significa rispettare delle regole interne al gruppo.

Pensi che la clientela locale appoggi questa scommessa che tu hai fatto?

Io credo che viviamo una splendida normalità qui da noi. Non abbiamo mai registrato nessun episodio di conflitto e credo che c’è gente che apprezzi più la parte di integrazione e invece altra gente per cui non è necessariamente un valore aggiunto. Lo dico nel senso più bello, perché questa realtà dovrebbe essere bella e normale. E penso che da noi sia bella e normale. E non abbiamo registrato tensioni né fra i ragazzi, né con la clientela. Io sono soddisfatto di questa bella collaborazione che è nata e credo che dovrebbe essere un modello da riproporre. Che diventi sempre di più una cosa normale. Che queste persone giovani che arrivano qui da noi cercano un’opportunità e quando glie la dai ti ripagano con passione e professionalità. Che poi è la stessa cosa che chiedo al resto dello staff a Ballarò. Passione e professionalità sono le qualità che cerco in chiunque entri in Balata. Così si costruisce uno staff…

Il concetto in sé di integrazione è uno sforzo che dobbiamo fare tutti ma io vorrei che fosse una cosa normale. Io credo che sia bello costruire una convivenza che non è solo coabitare. Io ci credo molto a questa cosa.

Pensi che nel post COVID-19 manterrai questa visione della ristorazione?

Dipende tanto da come si riparte. Quali saranno le modalità della nuova ristorazione. Io sono convinto che cambierà il modo di fare ristorazione. Probabilmente ci sarà un forte distanziamento, perderemo posti a sedere, quindi dovremo contrarre il numero dei dipendenti. Ma nel farlo per me non sarebbe assolutamente rinunciare all’interculturalità, è più che altro rinunciare ad alcuni collaboratori al netto di dove vengano e chi siano. E’ impossibile mantenere una squadra di 15 dipendenti in un ristorante che lavora con 40 coperti e non più 80. Questo è il mio maggior cruccio, ma non sceglierò in base alla nazionalità…anzi. Se ci dovesse essere un rafforzamento dei tirocini per l’inserimento socio-lavorativo dei ragazzi di origine straniera noi ovviamente saremo ben disponibili. Perché comunque anche se ci sarà una contrazione del personale sono sicuro che offriremo una serie di servizi nuovi e variegati. Ci concentreremo sul delivery e altre modalità che possano rispondere alle esigenze post COVID-19. Ed avere qualcuno che voglia investire nel futuro di uno staff che possa offrire dei servizi innovativi che possano soddisfare anche i vincoli normativi e delle esigenze della clientela…ben venga. Avere uno staff giovane e internazionale, che parla le lingue e che lavora con grande passione serve a costruire un’offerta che sia adeguata a quello che viene dopo, anche se non so esattamente cosa succederà. Ma bisogna rimanere reattivi e avere una squadra coesa e aperta culturalmente per affrontare questa sfida.

Lamin Dibba, Gambia, 20 anni. Tirocinante presso Balata da settembre a dicembre 2019.

Lamin come sei arrivato da Balata?

Un giorno ho visto un’informazione su Facebook sul progetto SAAMA e ho fatto la richiesta e mi hanno chiamato per fare un colloquio. Durante il colloquio mi hanno chiesto molte cose sulle mie aspirazioni e il mio interesse nel fare un tirocinio. Poi mi hanno portato a conoscere Francesco da Balata e a settembre 2019 ho iniziato il tirocinio fino al 31 dicembre.

Come pensi che sia andata quest’esperienza Lamin?

E’ andata molto bene. Sono grato a SEND per avermi selezionato. E anche Francesco. Per me è stata la prima volta in un ristorante e tutti mi hanno insegnato qualcosa.

Cosa hai imparato durante il tirocinio da Balata?

Ho fatto di tutto, perché mi hanno permesso di imparare di tutto. Da come apparecchiare la tavola, al bar, al rapporto con i clienti. Mi è piaciuto tutto. Ma ho scoperto che mi piace lavorare al bar e fare caffè e cappuccino. Non avevo mai avuto un’esperienza di questo tipo ed è stato un percorso di crescita perché oltre ad imparare come si fanno le varie cose ho imparato a lavorare in gruppo ed è bellissimo. Mi piace molto.

Come ti sei trovato con lo staff del ristorante?

Mi è piaciuto lavorare con tutti, perché sono stati tutti accoglienti con me. Anche se a me è piaciuto tantissimo lavorare con Pietro. Perché lui lavora al bar e lui mi seguiva e mi ha insegnato tantissime cose. I miei colleghi di Balata e il mio datore di lavoro Francesco sono stati speciali per me.

Io non ho mai avuto problemi con nessuno al ristorante. Sia in sala che in cucina sono stati tutti accoglienti e non mi sono mai sentito diverso. Siamo stati tutti uguali.

E con i clienti com’è andata Lamin?

Sai io non parlo benissimo italiano però parlo inglese bene quindi tutti i clienti stranieri si rivolgevano a me e mi chiedevano tante cose. Erano molti interessati nel conoscere la mia storia e la mia esperienza. Ho instaurato un rapporto molto bello con i clienti.

L’esperienza del tirocinio ti ha fatto imparare un nuovo mestiere. Vorresti continuare a lavorare in questo settore Lamin?

Certo, certo, certo! Il tirocinio è durato poco ma io vorrei continuare a lavorare in un ristorante e imparare tutto quello che mi serve per diventare un lavoratore autonomo e aprire un mio ristorante un giorno. Vorrei mettere su il mio staff, con altri ragazzi, ed essere indipendente un giorno. Nel futuro.

Come lo vedi il futuro dopo il COVID-19?

Eh…io sto aspettando i miei documenti. E’ tutto fermo. Siamo bloccati adesso ma vorrei continuare a formarmi e lavorare, magari sempre con Balata. Vediamo…bisogna aspettare adesso. Ma il futuro spero mi permetta di fare tante cose, tutte quelle che ancora non ho fatto.

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SAAMA è finanziato dal bando nazionale Never Alone 2018, “Verso l’autonomia di vita dei minori e giovani stranieri che arrivano in Italia soli”, promosso da Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione con il Sud, Enel Cuore, Fondazione CRT, Fondazione CRC, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Peppino Vismara e J.P. Morgan, nell’ambito di Epim – European Program for Integration and Migration, e Ner Alone – Building our Future  with children and youth arriving in Europe. 

SAAMA si pone in continuità con il Progetto Ragazzi Harraga – Processi di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati nella città di Palermo, finanziato dal primo bando nazionale Never Alone 2016, e mette a frutto, implementandoli e diffondendoli su altri territori, i risultati raggiunti nella città di Palermo grazie a quella esperienza.