Intervista a Dario Bisso, amministratore di Bisso Bistrot, Palermo.

Giu 5, 2020 | News

Voce squillante e risata contagiosa. Dario mette di buon umore. Nonostante il momento difficile, farsi una chiacchierata con lui infonde coraggio e positività per affrontare questa fase di transizione post-COVID.

Il suo locale, uno dei più famosi di Palermo, ha riaperto le porte al pubblico venerdì 29 maggio. Ma questo bistrot palermitano, aperto 5 anni fa negli ex locali della Libreria Dante, non ha smesso un attimo di supportare la comunità palermitana da quando è stato dichiarato il lockdown ad oggi.

Che significa per voi essere un’impresa accogliente, Dario?

Prima di tutto bisogna essere legati alla nostra terra. E poi noi lo abbiamo nel DNA di essere accoglienti. Già i ristoratori di per sé accolgono tutti: i viandanti, i passanti e i residenti. Figurati poi il personale. Il personale rappresenta la giusta sintesi. Io sono dentro ad alcuni percorsi di avviamento al lavoro di minori e persone con disagio economico sia italiani che stranieri, da molti anni. E questo per me è molto importante dal punto di vista umano, perché ognuna di queste persone si porta dietro un background che poi mette a disposizione della squadra di lavoro. Perché la cucina è questo, la cucina è connessione di varie culture. L’essere accoglienti in questo momento per noi è stato esserlo ancora di più. Perché noi fino a ieri pre-COVID siamo stati accoglienti con gli ultimi nella nostra società, gli invisibili. Oggi gli invisibili li abbiamo trovati dentro casa, le famiglie che abitano nei dintorni del locale, e che io non conoscevo, e hanno rischiato di non avere veramente nulla da mangiare. Ma grazie alla rete che si è creata a Ballarò, adesso siamo vicini a tutti.

Come avete continuato ad essere impresa accogliente durante il periodo di lockdown?

E’ stato bello arrivare a tutti. Io, insieme ad una parte dei miei collaboratori abbiamo partecipato come volontari della rete che si è creata nel quartiere. E Bisso Bistrot ha preparato dal 1° aprile, ogni sera, 30 pasti caldi per Croce Rossa e Caritas, per le ultime 30 persone che si sono ritrovate per strada durante il lockdown. E noi gli abbiamo garantito almeno un pasto caldo. Questo lo continuiamo a fare fino ad oggi.

Il 1° aprile avevamo cominciato con il delivery ma non funzionava. Ma abbiamo mantenuto il locale come presidio per la città, qui ai Quattro Canti. Abbiamo fatto questo per noi e per la città. Lo abbiamo fatto per noi, per tenere la squadra viva, per mantenere il lavoro. Ma abbiamo cucinato più per gli altri, per le persone sul territorio. Abbiamo donato il cibo e ci ha fatto bene psicologicamente. Non è poco per noi.

Rispetto allo sciopero alla rovescia del 1°maggio, cosa avete sentito sul territorio?

La risposta del territorio è stata bellissima. Un produttore di fiori di Vittoria ci ha regalato dei fiori che abbiamo donato alla gente. E’ stato il trionfo dell’umanità. Abbiamo scoperto umanità in tutti sul territorio. Le persone ci hanno ringraziato una per una, ogni tipo di persona…l’umanità del nostro essergli vicino, di saper ascoltare e saper capire le loro esigenze. E poi abbiamo raccolto la solidarietà tra loro, tra le persone che ti dicono: “non dare la spesa a me ma dalla alla signora che non te la chiede perché si vergogna”. Abbiamo tolto un velo…è venuta fuori un’umanità inaspettata. Sono molto contento.

Giorno 5 giugno abbiamo un’assemblea pubblica dove rilanceremo che il Comune si deve fare carico di queste persone perché, come ho già detto durante lo sciopero al contrario, noi non abbiamo aiutato e portato la spesa alle persone che sono dentro al welfare. Noi siamo andati a trovare quelle che sono fuori dal welfare. Gli invisibili. E ci siamo riusciti stando per strada, parlando con loro per capire. Le 700 famiglie che ormai definiamo le nostre 700 famiglie, sono 700 famiglie di invisibili. Fuori dal welfare, fuori dal diritto. Ma sono 700 famiglie.

Adesso siamo nella FASE 2. Come la state affrontando?

Stiamo affrontando questa fase con cautela. E siamo fiduciosi. Non perdiamo la fiducia. E dobbiamo essere più fiduciosi nell’altro e in noi stessi.

Dobbiamo essere positivi e fare dei passi avanti. Dobbiamo essere positivi e lottare. Io ho seguito tanti percorsi di ragazzi minori stranieri che sono stati con me, si sono formati e poi sono volati via. Adesso sono in giro per il mondo. Questa è la cosa più bella. Questo contributo sociale, con il mio lavoro e con i miei strumenti, non voglio smettere di darlo. Questa è la mia politica personale che porto nelle aziende dove ho lavorato e lavoro e tutti quelli che lavorano con me, bene o male, o la sposano o già ce l’hanno e la portano avanti. Ci sono delle belle sinergie per cui non bisogna smettere di guardare avanti.

Dario guarda avanti e lo fa con il suo Bisso Bistrot: ci chiede di guardare al futuro e al DOMANI della comunità in maniera positiva. La sua grande energia ci trasmette il messaggio che nonostante gli ostacoli, nonostante sia necessario ripensarsi e fare degli sforzi, il nostro DOMANI è continuare a camminare insieme verso un futuro di solidarietà.

Supportare Bisso Bistrot significa, dunque, supportare il nostro DOMANI.

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SAAMA è finanziato dal bando nazionale Never Alone 2018, “Verso l’autonomia di vita dei minori e giovani stranieri che arrivano in Italia soli”, promosso da Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione con il Sud, Enel Cuore, Fondazione CRT, Fondazione CRC, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Peppino Vismara e J.P. Morgan, nell’ambito di Epim – European Program for Integration and Migration, e Ner Alone – Building our Future  with children and youth arriving in Europe. 

SAAMA si pone in continuità con il Progetto Ragazzi Harraga – Processi di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati nella città di Palermo, finanziato dal primo bando nazionale Never Alone 2016, e mette a frutto, implementandoli e diffondendoli su altri territori, i risultati raggiunti nella città di Palermo grazie a quella esperienza.