Stefania e Ala: un’opportunità di crescita e formazione reciproca

Apr 17, 2020 | News

Stefania e Ala sono entrambi dell’idea che la Thomas Moore sia un’impresa accogliente e che i tirocini servano a far crescere entrambe le parti. Si sono ritrovati attraverso il progetto SAAMA ed entrambi sono grati a questa bella esperienza di crescita e formazione che gli permette di guardare al futuro con spirito positivo, senza perdere la speranza che insieme si possono costruire percorsi inclusivi per tutti.

Stefania Guccione, presidentessa della Cooperativa Thomas Moore che gestisce a Palermo una scuola elementare media e superiore.

Perché hai deciso di iniziare un’esperienza di tirocinio con SEND?

Io credo molto nei tirocini. Penso sia un’opportunità sia per le aziende che ospitano che per i ragazzi e le ragazze che si formano in tirocinio. Le aziende hanno la possibilità di mettere a disposizione della comunità le proprie competenze e tutti i dipendenti devono confrontarsi con il fatto che quando arriva un tirocinante non è un concorrente, ma è una persona alla quale insegnare e quando qualcuno insegna impara meglio quello che sa. Quindi è un’opportunità di crescita per i dipendenti e poi mi piace l’idea che l’azienda si apra e possa essere risorsa per il territorio, per la comunità.

Cos’è che fa di voi un’impresa accogliente?

La nostra scuola ha una caratteristica di cui siamo orgogliosi: è una scuola inclusiva come approccio educativo e didattico…la didattica è pensata per gli ultimi. E’ una scuola multiculturale, dove accogliamo studenti di altre nazionalità, è una scuola dove si insegna l’ascolto. Quindi essere impresa accogliente è coerente con il nostro approccio, con la nostra scuola e i nostri ragazzi e ragazze.

Difficoltà e punti di forza del tirocinio SAAMA?

All’inizio probabilmente Ala ha avuto qualche difficoltà con il tipo di lavoro, che era nuovo per lui. E’ stato inserito nel reparto manutenzione quindi ha dovuto imparare. Era necessario, soprattutto all’inizio, fargli capire bene tutti gli aspetti di prudenza e sicurezza sul lavoro. Questa cosa all’inizio con la lingua ci ha messo in difficoltà, poi il manutentore che l’ha seguito è entrato in piena empatia con Ala e la lingua è diventata secondaria perché entrambi si sono sforzati di arrivare ad una comunicazione efficace.

Il punto di forza principale è stato che Ala ha imparato subito. Appena ha capito le dinamiche organizzative e i processi si è reso molto disponibile, ha imparato subito quello che gli veniva richiesto e si è trasformato in una risorsa preziosa. Nel momento in cui è stato inserito stavamo facendo dei lavoro di manutenzione a scuola e ci ha permesso di volare in questo perché dopo i primi 20 giorni era assolutamente autonomo.

Ogni volta che adesso succede qualcosa e ci ritroviamo con una necessità tutti dicono: certo servirebbe un Ala…ha lasciato tanto…

Essere “impresa accogliente” funziona?

Dovrebbe funzionare sempre. E’ la forza della nostra società e della nostra comunità. Viviamo un momento poi in cui ci stiamo accorgendo della bellezza di essere uniti a distanza. Essere impresa accogliente è essere uniti in vicinanza, di dare la possibilità all’impresa, ai dipendenti e ai ragazzi e ragazze tirocinanti di crescere e dimostrarsi parte di una comunità.

Com’è stato il rapporto con il resto dello staff della scuola?

Il nostro è uno staff multiculturale quindi non c’era niente di strano nel veder svolgere un tirocinio da noi una persona di altra origine. Nel nostro staff ci sono persone africane, anche studenti stranieri. Forse la cosa che più sorprendeva in Ala era la giovane età. E’ molto giovane, come alcuni studenti della nostra scuola. Ecco questa forse è stata la cosa più atipica. Però è stato anche divertente perché tra Ala e gli studenti si è instaurata una bella relazione.

Pensi che gli utenti della scuola e le loro famiglie possano avere qualche resistenza rispetto alla vostra scelta di essere impresa accogliente?

Allora, ti do una risposta atipica…sembrerà strano ma mi interessa poco. Perché pensiamo che la gente debba sceglierci per quello che siamo, anche per il fatto che siamo impresa accogliente. Se non ci scelgono vuol dire che non “ci merita”. Il nostro approccio è uguale per tutte le persone che si avvicinano alla scuola, se non gradisci questo tipo di persone è difficile che tu possa avvicinarti alla nostra scuola. E’ molto evidente quello che siamo.

Come lo vedi il post-COVID per voi?

Noi in questo momento ci stiamo muovendo in maniera molto concreta per garantire ai ragazzi la didattica a distanza. Quindi penso che questo ci premierà. Perché li seguiamo da vicino, ogni settimana ci riuniamo virtualmente con i professori per capire cosa funziona e cosa no. I ragazzi con più difficoltà vengono seguiti individualmente e non credo che nel post ci possano essere grossi problemi. Il problema fondamentale che vedo è che la crisi economica che si è abbattuta su molte persone, non permetterà più a tante persone di potere scegliere una scuola privata. Quella potrebbe essere la difficoltà reale per noi. La scuola privata probabilmente diventerà un’ambizione non perseguibile per chi magari ha dovuto affrontare dei problemi economici importanti in questo momento. Ma lo affronteremo…appena riapriamo.

Ala Elkit , Egitto, 18 anni. Tirocinante presso la Scuola Thomas Moore di Palermo. In Italia da 5 anni.

Ala come sei arrivato alla scuola Thomas Moore?

La responsabile della comunità di accoglienza dove vivo a Partinico mi ha parlato di questa possibilità di tirocinio e sono andato a guardarlo su Facebook e le ho detto che mi sarebbe piaciuto provare. Ho fatto il colloquio da SEND e sono stato selezionato.

Come pensi che sia andata quest’esperienza Ala?

E’ andata molto bene. Non avevo mai fatto questo tipo di lavoro e mi è sembrato un lavoro stimolante. Le persone che mi hanno accolto mi hanno fatto sentire bene. Non mi sono mai sentito diverso.

Cosa hai imparato durante il tirocinio?

Ho imparato moltissime cose. Eravamo in tre e le altre due persone mi hanno insegnato l’abc della manutenzione. All’inizio è stato più difficile ma poi piano piano ho imparato tanto. Inoltre ho imparato a lavorare in un ambiente collaborativo.

Come ti sei trovato con lo staff della scuola?

Io non parlo benissimo italiano però dopo aver iniziato abbiamo capito che la lingua non era la cosa più importante. E anche con Stefania la relazione è stata di molta gentilezza. Mi sono sentito sempre molto accolto. Anche gli studenti mi hanno fatto stare bene.

L’esperienza del tirocinio ti ha fatto imparare un nuovo mestiere. Vorresti continuare a lavorare in questo settore Ala?

Si mi piacerebbe poter continuare a lavorare in questo settore. Adesso che ho iniziato mi piacerebbe continuare a formarmi e lavorare in un ambiente come quello della scuola, perché li mi sono sentito a mio agio.

Come lo vedi il futuro dopo il COVID-19?

Eh…adesso è tutto difficile. Siamo qui in comunità, chiusi…vediamo che succede. Io ci spero nel lavoro e in che le cose vadano bene.

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SAAMA è finanziato dal bando nazionale Never Alone 2018, “Verso l’autonomia di vita dei minori e giovani stranieri che arrivano in Italia soli”, promosso da Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione con il Sud, Enel Cuore, Fondazione CRT, Fondazione CRC, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Peppino Vismara e J.P. Morgan, nell’ambito di Epim – European Program for Integration and Migration, e Ner Alone – Building our Future  with children and youth arriving in Europe. 

SAAMA si pone in continuità con il Progetto Ragazzi Harraga – Processi di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati nella città di Palermo, finanziato dal primo bando nazionale Never Alone 2016, e mette a frutto, implementandoli e diffondendoli su altri territori, i risultati raggiunti nella città di Palermo grazie a quella esperienza.